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Nell’ampio panorama dell’identità sessuale da qualche anno ha fatto capolino il termine “queer” che in realtà ha diverse sfumature di significato non sempre facili da comprendere. Per semplificare le cose si potrebbe dire che il termine queer rifiuta ogni tipologia di etichetta relativa all’orientamento sessuale e quindi in questa categoria rientrano tranquillamente gay, lesbiche, transessuali, transgender, intersessuali, pansessuali ed anche etero. Queer è un cosiddetto “termine-ombrello” poiché al suo interno sono racchiusi diversi significati ed accezioni da attribuire alle persone che non vogliono identificarsi in un orientamento sessuale specifico. Proprio per questo motivo il termine queer non va confuso con l’acronimo LGBT che invece fa riferimento a categorie sessuali ben definite come appunto lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Tuttavia i queer hanno raggiunto pari dignità delle altre categorie tanto da rientrare nelle celebre sigla internazionale LGBTQ.

Queer: l’origine del nome

Tradurre la parola queer non è semplice poiché ha assunto una serie di significati e di connotazioni mutevoli nel corso dei secoli. La parola compare in Inghilterra già nel XIX secolo e significava “bizzarro”, “strambo”, “insolito”. Col passare degli anni il termine ha cambiato significato e a partire dagli anni ’70 ha assunto una valenza sempre più negativa ed offensiva. Molti movimenti ancora oggi non amano il termine queer proprio perché nasconde in sé questa connotazione piuttosto dispregiativa.

Dagli anni ’90 muta nuovamente il significato di queer che fa riferimento ad una persona non rappresentata da alcun termine che indica l’orientamento sessuale. Potenzialmente qualsiasi persona che non si sente etero, gay, bisessuale ecc. e che non si identifica con nessun termine può definirsi queer. L’accezione della parola oggi è tendenzialmente positiva o quanto meno neutra grazie all’azione di sensibilizzazione del gruppo di attivisti inglesi “Queer Nation” che hanno voluto riappropriarsi di un termine utilizzato come insulto omofobo fino a poco tempo fa spogliandolo del suo significato negativo. La parola queer è approdata anche in Italia ed è utilizzata da coloro che rifiutano la classica distinzione tra le identità di genere o di essere etichettate in categorie come gay, lesbica, trans, bisex ecc.

Queer in maiuscolo e queer in minuscolo: cosa cambia?

Per comprendere la complessità del termine basta sapere che Queer scritto con la Q maiuscola ha un significato, mentre queer scritto con la q minuscola ha un altro significato. Nel primo caso il termina indica l’intero movimento e fa riferimento alla comunità Queer che non sente l’esigenza di doversi definire necessariamente da un punto di vista sessuale. Nel secondo caso invece il termine fa riferimento alla singola persona che non si rispecchia nelle classiche etichette relative all’orientamento sessuale.

Il significato di queer in senso sociale

Se da un punto di vista semantico nell’accezione moderna queer indica una persona che non vuole identificarsi in una categoria, da un punto di vista sociale questa parola rivendica una maggiore libertà comportamentale e non solo sessuale. Un uomo che piange ad esempio è considerato poco virile, mentre alla donna sono solitamente associate caratteristiche come grazia e femminilità e quindi sport come il calcio, il rugby o il pugilato sono ritenuti sconvenienti. La comunità queer mira anche a scardinare questi pregiudizi e stereotipi mentali per poter vivere senza assilli o costrizioni la propria identità senza doverla definire a tutti i costi.